Luca Mori

IL VIAGGIO DELL'UOMO IMMOBILE

Diciotto stanze d’artista per un percorso nell’immaginario.


E’ proprio un viaggio quello che si intraprende tra le stanze di Villa Croce visitando (fino al 1 febbraio 2004) la mostra intitolata, per l’appunto, “Il viaggio dell’uomo immobile”.

Lo spazio misurato della villa si chiude all’esterno del parco, il ritmo scandito dalle piastrelle marmoree è sottoposto ad una griglia di rossi led elettronici nell’installazione di Yan Shun che cita la teoria dell’I-Ching (Yan Shun – Power Station).

Poco oltre, nel buio totale, una pergamena è sospesa tra fili e vi si condensa un volto smaterializzato che evapora diventando quasi un esercizio di meditazione senza tempo - è un’immagine della mente?- (Bill Viola – Memoria).

Nella stanza successiva monitors televisivi di diversa dimensione sono sparsi sul pavimento dinanzi a noi; all’interno di queste scatole, che sono a loro volta delle microstanze digitali annidate in quella in cui ci troviamo, osserviamo sempre lei, Chantal Michel, l’artista-bambina. Partecipiamo all’ossessione di gesti primordiali da lei ripetuti indefinitamente, con effetti qui di rallenty, là di una accelerazione isterica, altrove di una reiterazione estenuante della medesima breve sequenza.
Sullo sfondo è udibile un canto, una nenia che sembra provenire da un ipotetico cortile e ci proietta in una dimensione infantile ed arcaica. Senza dubbio il risultato è quello di una coinvolgente magia (Chantal Michel - Comme si l’immediat ètait une seule chose qu’elle possedait).

Altre suggestioni domestiche sono quelle che Mary Oyama ci suggerisce; qui siamo stregati dal gioco delle ombre proiettate alle pareti da oggetti della memoria sospesi e rotanti all’interno di una gabbia da uccelli, mentre in fondo sulla parete si materializza una lieve neve elettronica (Mary Oyama – Drift in a life).

Tony Oursler ci svela come un ritratto digitale, la sua profondità virtuale e convenzionale possa entrare in crisi se proiettato su una griglia di piccoli cubi inclinati e sfalsati che aprono puntualmente un varco, una fuga prospettica dell’immagine di cui intuiamo (ma non vediamo) un possibile oltre (Tony Oursler – Digital).

Anche Nam June Paik cita un oggetto domestico, consueta presenza un po’ kitsch della dimora borghese, una figura neoclassica placcata in oro che sorregge un orologio a pendolo; il movimento viene scomposto, invertito e duplicato come in un eco dai monitors televisivi che ne costituiscono il contesto-contenitore (Nam June Paik – Tv Clock).

Studio Azzurro stupisce e meraviglia proponendoci un tuffo nel sogno barocco; le figure, i corpi che affrescano il soffitto voltato si fanno vivi e mobili ad un nostro soffio sulle piume appese a lievi invisibili fili. Si rivoltano, roteano, accelerano e scompaiono dalla vista per poi ritornare, miracolo di un gesto che simbolicamente può essere quello di un sogno o di un desiderio: un moto della mente che diventa rappresentazione. Straordinario. (Studio Azzurro - Il soffio dell’angelo – Primo naufragio del pensiero).

Anche Edward Couchot e Michel Bret propongono un’esplorazione del soffio attraverso però una fruizione che non cela la tecnologia ma anzi la evidenzia come strumento interattivo.
Siamo posti dinanzi ad un PC su cui è possibile (gesto dissacrante?) soffiare per far volare e ricadere delle foglie visualizzate sul monitor; la semplicità di un gioco innocente rappresentata col medium complesso della scrittura informatica.

Colpisce in queste installazioni l’evidenza fisica degli accesori hardware, siano essi case di computer o cavi di connessione che viaggiano e si intrecciano liberamente sul pavimento di marmo.

Questa presenza assurge a quella di “contenitore concettuale” nell’installazione di Maurizio Bolognini che mostra una serie di computers intercomunicanti dei quali solo uno proietta all’esterno le immagini costruite random da un apposito software.

Stupisce la straordinaria efficacia dell’esperimento di Laurie Anderson che proietta l’immagine di un corpo reale parlante su di una miniatura alta pressappoco 20 centimetri.

Si lavora qui ancora sul concetto di deviazione dalla realtà ripresa a quella manipolata dalla tecnologia, dinamica che turba e disorienta.

Luca Mori
2003


Genova, Museo d’arte contemporanea di Villa Croce
29 ottobre 2003 - 1 febbraio 2004

Servizio navetta da Milano (Piazza Castello, di fronte alla fontana) con partenza ore 9 e rientro ore 15.30

Orario: martedì – sabato, 10 – 18; domenica 10.30 –18; lunedì: chiuso
Biglietto: intero 5,00 €; ridotto 3,00 €

Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce
Via Jacopo Ruffini 3 – 16128 Genova
Tel. +39 010 585772 – 010 580069; fax +39 010 532482

E-mail museocroce@comune.genova.it




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